Puntualmente, a riprova di quanto dicevo nel post precedente, ecco arrivare la risposta impietosa dell’Unione Europea ai mendicanti sardignoli in trasferta (pagata da noi): “Imparate ad arrangiarvi, che siete grandi!”.

Il succo della prima reazione europea alla spedizione di accattonaggio dei nostri prodi rappresentanti è stata di questo tenore.

Niente di misterioso. Non è che in Europa ci odino (come non ci odiano in Italia). È che abbiamo una classe dominante ridicola, oltre che inefficiente. Specchio per altro di una società fragile, soffocata da processi auto-identificativi deboli e subalterni.

La richiesta di essere considerati per nostra natura sottosviluppati non può che generare commiserazione e anche qualche fastidio. Specie quando è chiaro a tutti (tranne che a noi) che non è affatto vero.

Parliamoci chiaro. Queste spedizioni da questuanti non hanno altro scopo che attrarre denari pubblici, da utilizzare per coltivare le proprie rendite di clientelismo e di piccolo potere provinciale. Non c’è un disegno strategico dietro, una programmazione che guardi a un interesse collettivo magari non esclusivamente immediato. Niente di tutto ciò. Solo piccolo cabotaggio da sottogoverno, da provincia corrotta ai margini dell’impero.

La responsabilità non è di alcun altro se non nostra. Niente ci impone di essere così. Non è stabilito da nessuna parte che questo debba essere il nostro destino ineluttabile.

Lasciamo stare la disinformatsia dei (m)ass media mainstream e diamoci tutti una svegliata. Il mondo non ci aspetta.


Commenti



2 Commenti

  1.    Oliver Perra on 23 Marzo 2010 12:45

    Caro Omar,

    quello che secondo l’articolo dell’Unione Sarda i rappresentati delle istituzioni europee hanno detto è molto più grave, o meglio, dovrebbe portare a considerazioni e conclusioni molto più gravi riguardo l’incapacità dell’attuale classe dirigente sarda.

    Hanno detto che fondi e risorse per risollevare l’economia sarda esistono già e sono adeguati, ma la classe dirigente sarda li gestisce inefficacemente, per non dire peggio.

    Cito: I tecnici delle commissioni Politiche regionali e Sviluppo rurale denunciano un ritardo drammatico nell’uso delle risorse. «Il vostro piano di sviluppo rurale è ottimo e ben finanziato», dice Daniela Planchensteiner, «ma al 31 dicembre 2009 era al 13 per cento della spesa». Più in generale, aggiunge Alberto Piazzi, «su 1 miliardo e 700 milioni del programma operativo ci sono impegni di spesa solo per il 18 per cento». E intanto «il 22 per cento della popolazione sarda vive sotto la soglia di povertà».

  2.    Omar Onnis on 23 Marzo 2010 14:31

    Sì, è gravissimo. E non riesco a capire come la cosa non susciti un’ondata di sdegno e di scandalo.
    I sardi sono molto propensi ad addossare le colpe della propria condizione – sempre assunta come la peggiore dell’universo mondo, ovviamente – a qualcuno. Qualcuno che non siano loro stessi, s’intende. Ma certa gente che decide della nostra sorte l’abbiamo messa noi, in quei ruoli. Almeno, in certi casi…

    Da poco ho sentito dire a Luciano Uras, capogruppo della sinistra in consiglio regionale, che una valanga di denaro pubblico finisce nei residui passivi del bilancio regionale perché semplicemente non è stato deciso di spenderlo. Luciano Uras è uno di quelli che, a proposito della vertenza industriale sarda, perorano la causa di un nuovo Piano di Rinascita, non so se merendo.Complimenti per la visione prospettica e strategica!

    Così, stiamo lì a menarcela con la carenza di fondi per scuole, ospedali, strade, per la ricerca e l’università, ecc. ecc., e nessuno di questi bei tomi – pure lautamente stipendiati per farlo – che si metta di buzzo buono a progettare come spendere le risorse che abbiamo.

    Il ricambio della classe dirigente (posto che adesso ce ne sia una) è una priorità ineludibile. Punto.

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