Accecati

5 Maggio 2010 |  Tagged , , , , , , | Commenti disabilitati

Sappiamo tutti ciò che sta succedendo nel Golfo del Messico. Un disastro di proporzioni apocalittiche e dalle conseguenze difficili da quantificare, ma certamente gravissime e di lungo periodo.

E cosa ti combiniamo dalle nostre parti negli stessi giorni? Avviamo prospezioni sottomarine al largo della Sardegna, alla ricerca di petrolio. Un bel disastro nel Golfo degli Angeli (o della SARAS, a seconda) oppure nel Golfo di Oristano… pardon! dei Fenici, vogliamo forse farcelo mancare? Mica possiamo essere da meno! Disastro che comincia già nel momento in cui si fanno le perforazioni di sondaggio, come segnalano il Gruppo di intervento giuridico e altre associazioni ambientaliste (ma senza tanto spazio sui mass media mainstream, che strano… ). Operazioni dall’alto impatto sull’ecosistema e sull’assetto geologico dei fondali, la cui valutazione tuttavia è stata resa non obbligatoria (se non a posteriori) da una brillante e certamente disinteressata misura ministeriale.

Così siamo a posto. Non basta la minaccia nucleare, non ci fa aprire gli occhi la palese speculazione senza scrupoli sull’eolico, adesso completiamo il quadro con le classiche multinazionali del petrolio in azione nei nostri mari.

C’è da chiedersi dove siano i sardi e chi li rappresenta politicamente, in tutto questo. Quella specie di fantoccio istituzionale della Regione Autonoma avrebbe forse qualcosa da dire, almeno per salvare la faccia, se non fosse occupata da inetti o servi (o entrambe le qualifiche insieme).

Se chiediamo un parere a lavoratori e sindacati, però, il futuro è chiaro: si chiama “chimica”. Dobbiamo salvare la chimica italiana. Certo, come no. Esistiamo per questo, d’altronde. Vedrete che  questa  esortazione a salvare l’Italia la ripeterà anche il povero Bersani, in visita di cortesia nell’Isola per la campagna elettorale. E lo diranno anche gli altri, Berlusca compreso. E noi saremo tutti orgogliosi di sacrificarci per l’Italia, soprattutto in concomitanza con la celebrazione dei 150 anni di unificazione statale.

Sarà, ma io continuo a immaginare un futuro ben diverso, per noi. Un futuro  di sovranità e indipendenza, ma anche di benessere, di equilibrio tra risorse del territorio e collettività umana che lo abita. Un futuro che comincerà già nel momento in cui, nel pieno rispetto di convenzioni e normative italiane e internazionali, si procederà alla bonifica dei siti industriali e minerari  dismessi o in via di dismissione e si avvierà un processo produttivo del tutto nuovo e alternativo, basato sulla ricerca, sulle fonti rinnovabili (in primis il sole) e sulle nuove tecnologie.

Si tratta di un futuro possibile, non di utopia. E si tratta di far valere gli interessi collettivi dei sardi, per l’immediato e per il futuro. Farli valere tanto contro gli interessi privati del capitale, quanto contro le miopi e autolesioniste aspirazioni di sindacati e lavoratori, imprigionati in una relazione di potere perversa da loro stessi tenuta in piedi.


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