La dignità, individuale e collettiva, non dovrebbe avere un prezzo. In ogni caso, ammesso e non concesso che lo abbia, non dovrebbe essere troppo economico.

Non la pensano così i lavoratori e i sindacalisti della SARAS di Sarroch, che a un anno dalla tragica morte di tre operai negli impianti della multinazionale dei Moratti, accolgono con gratitudine l’omaggio del loro padrone: i biglietti per una partita di calcio. Un vero affare, per la coscienza degli industriali milanesi. Un acquisto a straccu barattu, come si dice a Parigi.

Dal che discende una deduzione elementare su quale sia il grado di consapevolezza, non dico di classe (ormai passata di moda da un pezzo) ma almeno di sé stessi, della propria vita e di ciò che le da senso, dei lavoratori della SARAS.

Questa è una chiara metafora della condizione storica dei sardi. Deprivati di qualsiasi istinto basilare di sopravvivenza, di qualsiasi sentimento di affetto per sè, per la propria gente e per la propria terra.

Su questo contano molto partiti e centri di potere che si apprestano a celebrare l’ennesima pantomima con le elezioni provinciali e municipali. Benedette ovviamente dai mandanti esterni, i veri signori delle nostre esistenze.

Che poi sarebbero gli stessi cui i sardi – dal basso del loro complesso di inferiorità – amano appellarsi per risolvere i problemi che proprio quelli creano e alimentano nel proprio interesse.

Del resto, basta il biglietto per una partita di calcio, come contentino, come segnale che anche noi apparteniamo al gran mondo cui ci sembra di poter accedere solo tramite la televisione. Quello sì che ci da un senso di appartenenza gratificante.

Ma è il senso di appartenenza alla nostra condizione di sudditi e di pedine sacrificabili della storia.

Non sarà mai troppo tardi per sciogliere questo incantesimo malefico. Solo, dovremo farlo da noi. Nessun altro ci libererà.

Video importato
Download Video


Commenti



5 Commenti

  1.    ciccio on 21 Maggio 2010 12:30

    Non essere così drastico nei tuoi giudizi, a parte che il tempo cura tutte le ferite, non mi pare che Moratti sia in alcun modo responsabile di quello che accadde un anno fa

  2.    Omar Onnis on 21 Maggio 2010 12:39

    Be’ allora ringraziamolo sentitamente per il suo cortese omaggio e prostriamoci da buoni vassalli, come sappiamo fare molto bene.

    Scusa, sai, ma non mi è venuta una risposta più fine e pungente. Su queste cose, ad un certo punto, uno proprio non ne ha più voglia…

    Se vuoi dico anche “Forza Inter!”, così siamo a posto.

    Grazie per l’illuminante intervento.

  3.    ciccio on 21 Maggio 2010 13:32

    Pane et circenses dicevano i romani, accontenta il popolo facendolo divertire e dimentichera’ le vessazioni, le ingiustizie, le tasse e i lutti, dopo un paio di decine di secoli non ci si dovrebbe piu’ sorprendere, ma soprattutto non sono solo i sardi a comportarsi in questo modo, non buttiamoci giu sempre ed in ogni occasione.

  4.    Omar Onnis on 21 Maggio 2010 13:39

    Non sono tra quelli che si buttano giù. Tanto meno voglio buttare giù gli altri sardi.
    Caso mai non fosse chiaro, faccio parte di quelli che non si limitano a cianciare (anche se lo faccio volentieri) ma provano anche a fare qualcosa.
    Mi piacerebbe che diventasse una regola, dalle nostre parti.

    Ed è un appello che faccio spesso. Per questo dico che dobbiamo liberarci noi, senza sperare nel soccorso o nella tutela altrui.

  5.    Luciano on 21 Maggio 2010 14:10

    Purtroppo la tossicodipendenza dal calcio non è un’esclusiva di noi sardi, io da sardo che vive 35 anni a Milano potrei raccontartene delle belle sul rapporto dei milanisti ( pure compagni) e il nostro “caro”presidente del consiglio.
    E’ con rabbia che giorno dopo giorno constato la nostra sconfitta culturale, un pò di calcio,qualche tetta e culo in tv,e lo sfruttamento, l’ingiustizia,l’assurdità di questo sitema politico-economico scompare.
    Siamo in molti a tentare di fare qualcosa,(forse non abbastanza)ma risalire la china dopo gli innumerevoli errori commessi non è cosa da poco, ma come dicono i lavoratori all’asinara.
    Chi lotta può essere sconfitto,chi non lotta è già sconfitto.
    Ciao

Nome (obbligatorio)

Email (obbligatorio)

Sito web

Speak your mind

Codice di sicurezza: