Il vuoto oltre se stessi

23 Febbraio 2011 |  Tagged , , , , | Commenti disabilitati

Succedono fatti piccoli, marginali, che però danno il senso dei fenomeni macroscopici con cui abbiamo a che fare. Non servono a spiegarne tutta la complessità, magari, ma ci suggeriscono alcuni aspetti che ne stanno alla base e anche qualche modo pratico di intervenire, senza aspettare sempre che a problemi grandi debbano rispondere soluzioni altrettanto grandi.

Prendiamo l’episodio che sta facendo discutere Nuoro da qualche giorno. Degli adolescenti annoiati, in una sera invernale, imbrattano con la vernice spry il muro della vecchia chiesa delle Grazie, a Sèuna. La notizia non sarebbe mai emersa all’onore delle cronache e nemmeno a quello delle discussioni da tzilleri, se non fosse stato messo online il video dell’azione vandalica (circostanza che a sua volta dovrebbe indurci a riflettere).

Cosa ci dice questo piccolo, insignificante fatto? Ci dice, secondo me, che una delle radici di molti nostri mali, dalla subalternità politica all’impoverimento sociale, dalla violenza diffusa all’emigrazione, è qui. È nell’azione di questi tre giovanotti nuoresi. Un’azione insensata, senza nemmeno un’ispirazione politica, un fondamento più ampio delle loro piccole individualità in cerca di se stesse.

Lo scollamento tra individui, collettività e spazio fisico in cui vivono è drammatico, produce insensatezze, disturbi della personalità, deprivazione morale e materiale. È un fenomeno che certo non può essere circoscritto a Nuoro e nemmeno alla Sardegna, ma che a Nuoro e in Sardegna ha dei risvolti particolarmente accentuati e anche un’insistenza nel manifestarsi che ha molto del sintomo patologico. Il che vale tanto per i ragazzotti armati di bombolette quanto per i passanti che li lasciano fare senza intervenire.

Se manca il senso di sé in connessione con gli altri e col mondo, si perde l’essenza stessa che fa degli esseri umani degli animali politici e degli esseri viventi inseriti in un sistema chiuso, in cui ogni elemento influenza ed è influenzato dagli altri. Si rimuove cioè la nostra stessa natura profonda, senza sostituirla con nulla.

È un problema che ha molto a che fare con l’educazione. Materia delicata ma non eludibile. Perché riguarda tutti gli aspetti della nostra vita, a cominciare dalla consapevolezza di essere parte di una collettività. Consapevolezza che poi, declinata in termini storici e politici, è quella che evita di distruggere le cose che appartengono a tutti così come di riconoscersi in una soggettività superindividuale condivisa, che può e deve avere un proprio posto e una propria voce nel mondo.

Fare in modo che fatti come questo siano sempre più residuali e confinati tra le eccezioni statistiche, e non invece la manifestazione diffusa di un malessere profondo, deve essere un obiettivo politico primario. Forse prima ancora di altri, che appaiono più impellenti, ma che non si potranno portare a compimento se non si porterà a compimento questo.


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