C’è un errore di fondo nell’impostazione dominante della questione linguistica sarda. Dipende dal fatto che essa è incastrata dentro un contesto culturale e politico “regionale”, vincolata a categorie concettuali e a confini discorsivi che ne hanno deteriorato le possibilità di dispiegare appieno tutti i suoi aspetti e di trovare soluzioni non solo condivise ma anche praticamente realizzabili.

La cornice regionale in cui siamo costretti a inserire i nostri problemi, a partire da quelli dell’appartenenza e del nostro patrimonio storico-culturale, fa sì che sin dal suo ri-sorgere in modo esplicito e compiuto, alla fine degli anni Sessanta del Novecento, la questione linguistica sarda abbia assunto i tratti della rivendicazione di tutela verso lo stato centrale e della problematicità nei confronti non solo di un’altra lingua egemone, ma dell’intero apparato dottrinario, storico, accademico e politico italiano.

Gli intellettuali sardi che si sono fatti promotori della questione – una minoranza, in realtà – sono rimasti intrappolati in un recinto in cui non potevano far conflagrare del tutto le sue potenzialità emancipatorie. Pensarsi come una minoranza linguistica ha da un lato accentuato, anziché eliminarla, la connotazione subalterna e provinciale del discorso e dall’altro ha fatto perdere di vista la reale consistenza storica, antropologica, sociale ed economica della questione.

Siamo abituati a pensare al sardo come a una entità mitologica. Abbiamo dato anche un nome suo a tale entità: limba. Il semplice fatto di evitare di definirla “lingua sarda”, sic et simpliciter, ne ha corroborato la marginalità e la ghettizzazione. Basterebbe invece darsi uno sguardo attorno, in Sardegna, per scoprire, magari con sopresa, che il sardo non è affatto una lingua minoritaria, ma caso mai una lingua maggioritaria. Due terzi abbondanti dei sardi la riconoscono come propria, mentre il terzo restante è di lingua ancestrale diversa (il sistema sassarese-gallurese, il catalano di Alghero, il tabarchino di Carloforte). E stiamo parlando di sardi a tutti gli effetti. Oggi come oggi sarebbero da aggiungere al novero anche i discendenti dei coloni veneti e istriani (anch’essi di lingua veneta) di Arborea a Fertilia, ormai sardi tout court anch’essi.

Ecco dunque un primo problema: definire il sardo la “lingua dei sardi” può essere utile per rivendicare (senza alcun successo, come la storia dimostra) maggiori tutele o almeno maggiore riconoscimento da parte dell’Italia, ma non serve a nulla per risolvere il problema della sua decadenza, né quello del suo rapporto col territorio e con l’intera popolazione sarda (che non è tutta sardo-parlante, né in termini di attualità, né come lingua ancestrale).

Dalla visione regionale (e fondamentalmente sardista) della questione discende l’apparato retorico a cui viene di solito riportata. Uno degli esiti più assurdi è che la tutela più forte e le condizioni migliori per far valere la lingua sarda in ambito ufficiale sono quelle offerte dalla legislazione statale, non dalla legislazione regionale (L. 482/99 vs. L.R. 26/97).

I misconoscimenti di cui bisognerebbe liberarsi per affrontare il tema serenamente e con qualche prospettiva di inversione di rotta sono diversi. È urgente chiarire almeno alcuni punti nodali.

1) La Sardegna è storicamente una terra plurilingue, in cui nel corso della storia si è sviluppato un sistema linguistico romanzo autoctono, al quale si sono poi affiancate sia le lingue delle potenze politicamente egemoni con cui l’Isola ha avuto a che fare, sia le lingue di comunità stabilitesi sul suo territorio nel corso del tempo. A queste si aggiunge ormai lo stesso italiano, lingua praticata da tutti i sardi e, per tanti, prima lingua di socializzazione, oltre che lingua della scuola, dei mass media e in definitiva, in molti casi, unica lingua conosciuta.

2) La Sardegna ha una sua propria storia, oltre ad avere una sua propria geografia. Ciò che ne fa una regione europea e mediterranea a sé stante non è solo il fattore linguistico, bensì soprattutto il fattore storico. Pensarci nei termini ottocenteschi di “un popolo una lingua”, o come dicono i nazionalisti nostrani di “una nazione una lingua”, è un assunto ideologico senza referente storico, contraddetto dai fatti. Impostare su questo equivoco l’intero approccio alla questione porta inevitabilmente a non risolverla.

3) La cornice teorica “regionale” contribuisce pesantemente anche alla dialettizzazione del sardo. Non solo nel senso che il sardo è stato a lungo e in parte è ancora oggi derubricato a dialetto, a lingua povera, di minoranza appunto, rispetto all’italiano, ma anche nel senso che hanno prevalso nel dibattito i particolarismi campanilistici e le manovre dilatorie o sabotatorie dell’accademia e della politica, in nome delle differenze interne al sistema linguistico sardo medesimo e di quelle tra il sistema linguistico sardo e gli altri sistemi linguistici dell’Isola. Una applicazione molto efficace del “divide et impera”. Si è cancellata persino la coscienza che sino a non molti decenni fa la comunicazione tra sardi di luoghi diversi avveniva prevalentemente senza l’ausilio dell’italiano (diventato oggi una lingua franca di comodo utilizzo). I sardi si sono sempre capiti tra di loro, anche tra parlanti di sistemi linguistici diversi, tra cui intercorrevano relazioni e che hanno generato da sempre fenomeni di bilinguismo endogeno (sardo-gallurese, per esempio).

4) Il sardo è un unico sistema linguistico che però non è mai stato normato e normalizzato. Opporsi a una uniformazione grafica e, col tempo, anche linguistica, nel senso della formazione di uno standard sovradialettale, nazionale, significa concepire la questione in termini appunto dialettali e regionali. Cacciandosi nel cul de sac delle diatribe infinite su “quale sardo” e nelle gelosie tra il sardo propriamente detto e le altre lingue sarde.

Anche in quest’ambito, così delicato e doloroso, concepirsi come propaggine di un’entità storica altra, accettando lo status di “regione”, per di più periferica e marginale, comporta gravi problemi di natura culturale e politica, costringendoci all’inerzia, al circolo vizioso. Non so se nel percorso della nostra emancipazione storica la questione linguistica sarà determinante. Per come è impostata oggi, non potrà esserlo, avvinta com’è dentro categorie sterili e fuorvianti. Di certo però non potrà essere elusa. Cominciare a guardarla da un punto di vista sardo-centrico e nazionale, anziché italo-centrico e regionale, sarebbe già un consistente salto di qualità.

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Commenti



30 Commenti

  1.    Marco Antonio on 10 Dicembre 2012 20:08

    Un Sardo standard c’è già, e sarai d’accordo con me che è la LSC. Quello su cui ci si divide, anche, è il fatto di dividere anche le minoranze linguistiche pur di dividere i Sardi.
    Mi spiego. Il Sardo-Corso è una lingua autoctona, nata dalla sovrapposizione del Corso al Sardo locale (per come la vedo io). Secondo me, si sbaglia, a volerlo dividere in Gallurese e Sassarese. Esse sono entrambe Sardo-Corso. Questa differenza, in realtà, se vogliamo, non esiste: come non esiste la divisione del Sardo in Logudorese e Campidanese. Quindi, io ritengo che anche per il Sardo-Corso abbisognerebbe una "grafia aunida", in quanto è la seconda lingua più parlata della Sardegna dopo il Sardo. Poi, ovviamente, ognuno leggerà in base alla lingua della propria zona. Ma uno standard Sardo-Corso, configurato con gli stessi criteri della LSC, andrebbe fatto. Un aggese e un sassarese, per dire, si capiscono, se ognuno parla nella propria lingua. Ma, proprio per far uscire dal ghetto questa lingua, occorre una "grafia aunida" proprio come per il Sardo, perché Sassarese e Gallurese sono Sardo-Corso, sono dello stesso ceppo, hanno una grammatica molto simile. Uno standard scritto. Questo NON vuol dire che impareremo per forza questo standard oralmente: servirà per avere una lingua standard da usare nelle scuole negli atti amministrativi, da imparare all’estero e per non dividere i Sardi parlanti Sardo-Corso in mille città-stato. Quindi, la zona Sardo-Corsofona, oltre alla LSC, dovrebbe imparare anche il Sardo-Corso con lo standard ortografico. Questo NON impedirà l’uso delle lingue locali, di ogni paese; come non impedirà l’uso scritto delle varianti locali stesse nella poesia e nella letteratura.
    Che ne pensi?

  2.    Omar Onnis on 10 Dicembre 2012 20:51

    Sì, in generale sono d’accordo.
    Ho avuto modo di riflettere molto sulla questione partecipando ai lavori per un documento politico in materia. Quel che espongo non è solo frutto dei miei ragionamenti, ma la sintesi di una riflessione più ampia e approfondita.
    Sulla LSC sinceramente non ho un atteggiamento dogmatico, bensì pragmatico. Esiste, viene usata, sembra funzionare. Nel tempo e con l’uso sicuramente sarà perfezionata e emendata. Scartarla a priori per motivi di difesa campanilistica o per un fatto di gusto personale mi pare miope, politicamente debole o ingenuo. Le polemiche sulla sua presunta aderenza a un ipotetico sardo-logudorese o sulla sua artificiosità sono scientificamente infondate.
    In ogni caso sarebbe bene adottare un criterio più democratico per affrontare la questione linguistica sarda, partendo dalle comunità e allargamdo lo sguardo a un livello generale sardo, togliendo l’ultima parola ai linguisti, il cui apporto deve terminare dove finisce la parrte tecnica, e ridando alla questione tutto il suo spessore politico, dato che è una questione eminentemente politica. Ma anche queste sono cose dette tante volte, e non solo da me, per fortuna.

  3.    Alexandra Porcu on 11 Dicembre 2012 17:07

    Buon giorno,

    Consiglio gravemente al signor Onnis di leggersi questo articolo della LINGUISTA Emilia Calaresu che infatti ha dimostrato già un paio di anni fa (2007) SCIENTIFICAMENTE tutto ciò che Lei, signor Onnis, sta mettendo in dubbio. La LSC è artificiale e assomiglia non solo troppo all’italiano, ma anche al sardo settentrionale.

    http://www.romaniaminor.net/ianua/Ianua08/09.pdf

    Buona lettura. E tra poco pubblicherò anch’io un articolo (scientifico) a proposito. Poi vediamo che è miope, ingenuo o campanilista. Cordiali saluti da Berlino.

  4.    Omar Onnis on 11 Dicembre 2012 17:42

    L’obiezione non va mossa a me, ma a tutti quelli (alcuni dei quali, signora Porcu, frequenta anche lei) che sostengono quanto io riporto.
    Per esempio Roberto Bolognesi, che di misurazioni in ambito linguistico ne sa più di me e di lei e di parecchi altri.
    Dopo di che, trattandosi di questione politica, costringerla esclusivamente sul piano linguistico è fuorviante.
    La storia delle lingue moderne ci insegna che esse si affermano solo ed esclusivamente in connessione con l’intervento del livello politico, attraverso operazioni di egemonia culturale, spesso violente, comunque mai indolori e pacifiche, tanto meno democraticamente condivise (si pensi all’imposizione dell’italiano in Italia).
    Noi, in presenza della medesima necessità, abbiamo la fortuna di poter agire in termini più partecipativi e democratici. Solo questo. Ma che ci sia una necessità di uniformazione del sardo è un fatto obiettivo.
    La LSC può piacere o non piacere. Su questo, come ho già detto varie volte, non sono affatto un dogmatico. Ma negare che sia un esperimento interessante e proficuo mi sembra miope sul serio. E se non è per ingenuità ho paura che lo si faccia in mala fede. Il che è decisamente peggio.
    Ma chiaramente questo è il mio parere, un parere politico. Come tale opinabile a piacimento. Bisognerebbe argomentare le obiezioni, però, magari rimanendo sullo stesso piano discorsivo delle tesi che si intende confutare.

  5.    Alexandra Porcu on 11 Dicembre 2012 22:39

    Caro Signor Onnis. Conosco benissimo tutti i lavori del Dottor Bolognesi. Certamente il Dottor Bolognesi ne sa molto di più di me su "misurazioni" (con le quali ha dimostrao che la LSC è al 90% uguale al dialetto di Abbasanta…)ma metto in dubbio che il dottor Bolognesi sappia tutto meglio di altri linguisti (including me). Comunque, lei sta cambiando tema… lei ha scritto determinate cose 1. che non è mai stato provato in maniera scientifica che la LSC sia artificiale e 2. che non è mai stato provato in maniera scientifica che la LSC sia molto vicina ai dialetti settentrionali, quando invece è stato dimostrato da vari linguisti. Non sono contro una norma della lingua sarda, ma a mio modesto avviso, si sta facendo la stessa cosa che hanno fatto gli italiani con i sardi. Imporrere una lingua alla gente che non la riconosce come lingua materna e questo lo dimostra il fatto che la provincia di Cagliari ha riconosciuto un altra norma. E non sono neanche d’accordo con la sua opinione che si stia parlando di politica. Diventa politica quando gente che non sa niente di linguistica, di processi sociolinguistici, di storia di altri processi di standardizzazione, cerca di infilarsi per propri interessi, così come sta succedendo in Sardegna.

  6.    paolo on 12 Dicembre 2012 08:35

    E’ bello seguire i Vostri discorsi … al limite della mia conoscenza culturale, ma l’argomento è estremamente interessante. Sono SARDO nello spirito e nel corpo e orgoglioso d’esserlo ed è un vero peccato che gran parte dei nostri rappresentanti politici abbiano smarrito la loro "sardità" per essere più visibili in campo nazionale … a nostro discapito. Saludus

  7.    Omar Onnis on 12 Dicembre 2012 09:25

    Chiaramente non mi sono spiegato bene.
    Riprendo la questione per punti, sperando di riuscire nell’intento.
    1) La questione linguistica sarda è una questione eminentemente (per non dire esclusivamente) politica. I tentativi reiterati e ormai ripetitivi di relegarla a questione meramente linguistica (il sardo è una lingua o no? che sistema linguistico è? è un dialetto italiano? ecc. ecc.) sono pretestuosi e servono solo ad evitare di risolverla e a tenerla a bada, proprio per la sua portata politica. Inoltre non dimentichiamoci che dentro tale questione non c’è solo lo status del sardo, ma ci sono anche le altre lingue storiche dei sardi, a cominciare dal sistema sardo-corso (definiamolo genericamente così, approssimativamente, per semplificare, ossia le parlate di Sassari, Castelsardo e Gallura), che è un sistema linguistico propriamente sardo anch’esso, a dispetto della narrazione egemonica.
    2) Dentro tale questione il problema della LSC è accessorio, contingente e del tutto superabile. Mi interessano pochissimo le diatribe in merito, perché ormai siamo arrivati al livello delle tifoserie calcistiche e non si riesce più a confrontarsi serenamente. I discorsi sulla distanza della LSC da questa o quella parlata sarda sono del tutto secondari, dunque (distanza per esempio dal nuorese, non solo dal cagliaritano come di solito si sostiene: “campidanese” e “logudorese” non esistono nella realtà delle parlate sarde più di quanto esista la LSC).
    3) Non si è mai verificato al mondo un processo di standardizzazione e normazione linguistica che non si sia legato a una imposizione politica (in varia forma, ma spesso violenta e/o egemonica). Non è il caso della LSC e in generale confido che non sarà il caso del processo di uniformazione e normalizzazione del sardo nazionale, nei prossimi anni.
    4) Io affronto la questione sul piano generale, culturale e politico, non sul piano linguistico, dato che a) non sono un linguista e non mi metto a millantare competenze che non ho, b) quello strettamente linguistico è un livello del discorso complementare e strumentale al problema nel suo insieme e non esaurisce affatto la questione, c) di linguisti che se ne occupano ce ne sono già tanti e troppo spesso si sono prestati più a dividere e creare polemiche che a fornire elaborazioni utili al dibattito e alle scelte politiche.

    Non so chi e in che modo possa guadagnare qualcosa dall’uniformazione grafica del sardo, in senso pecuniario. Io no, per dire. Però penso, anzi sono certo che ci guadagnerebbero tutti i sardi, da altri punti di vista. Se per guadagnarci qualcosa si intendono gli stipendi miseri e precari degli operatori degli sportelli linguistici, be’, direi che siamo a un livello di spesa pubblica ancora decisamente insufficiente, rispetto alle necessità strategiche di questo ambito di intervento. Non innescherei anche qui una guerra tra poveri e una polemica contro l’anello debole di un sistema già largamente sottovalutato e sottodimensionato.

  8.    Alexandra Porcu on 12 Dicembre 2012 18:00

    Caro sign. Onnis, capisco benissimo il suo punto di vista. La invito di leggere un mio articolo a proposito, prima di scriverle un romanzo in questa pagina. Forse sarà più chiaro come la vedo io. Siccome non me ne intendo niente di politica, non ne parlo. Sono filologa, linguista, ho studiato scienza culturale e mi occupo di questo.
    Grazie, cordiali Saluti.

    http://www.formaparis.com/blog/perch%C3%A9-il-sardo-%C3%A8-una-lingua-di-alexandra-porcu

  9.    Omar Onnis on 12 Dicembre 2012 18:46

    Be’, direi che siamo perfettamente d’accordo.
    Bisogna anche ricordare che in Italia (in Italia!), che il sardo sia un sistema linguistico a sé stante, lo si è dichiarato a livello accademico già più di cento anni fa. Addirittura, per cercare di giustificare questa anomalia dentro una narrazione collettiva nazionalista e largamente risorgimentalosta come è sempre stata quella italiana, ci si arrampicava sugli specchi istituendo una sorta di continuum tra sardo e italiano (o parlate italiche) attraverso il sistema sassarese-gallurese, considerandolo (a torto) una sorta di dialetto italiano. L’estraneità del sardo rispetto all’italiano (e alle lingue italiche) non è mai stato un problema linguistico, ma è sempre stato un serio problema politico, insomma.
    È verissimo che la portata dirompente della questione è stata attenuata grazie alla profonda opera di acculturazione subita dai sardi nel corso del Novecento, con un certo successo soprattutto a partire dal secondo dopoguerra e tramite la scolarizzazione di massa e la televisione. Sono i sardi stessi ad essersi convinti (i processi egemonici hanno questo esito, quando sono pervasivi e dispongono di tutti i mezzi esistenti) di essere “dialettali”, “regionali”. È precisamente questo il problema che segnalo.

    Ora dunque si tratta non di “difendere” il sardo (come giustamente sottolinea nel suo articolo), ma di liberarlo. Il processo di uniformazione grafica fa parte di questo cambiamento di fase. Ci siamo già dentro. Tutto sta a incrementarne la forza e la portata. Senza guerre di religione.

  10.    Alexandra Porcu on 12 Dicembre 2012 20:37

    Siamo perfettamente d’accordo sull’aspetto culturale e storico, forse ci possiamo incontrare di mezzo per quanto riguarda il Suo semi-sapere linguistico e il Mio semi-sapere politico ;-) Comunicare e trovare una via di mezzo, dovrebbe valere per tutti coloro che sono coinvolti da anni nella “Questione della lingua sarda”. Pur troppo, spesso e volentieri, ho l’impressione che tanti non cerchino di vedere cosa possa essere la soluzione migliore per il popolo sardo, tutto il popolo sardo, senza fare figli e figliastri. Pur troppo, nei maggior casi, le persone seguono solo la propria via, senza guardare ne a destra e neanche a sinistra. La discussione sulla lingua ormai è anche diventata una questione personale tra persone singole e gruppi singoli. Non mi piace tanto, ma se propongo a certe persone (intelligenti) di sedersi insieme ad una tavola per ragionare sui problemi, si mettono a ridere e mi dicono che sono pazza… Buona serata e grazie della chiacchierata.

  11.    Marco Antonio on 13 Dicembre 2012 12:36

    Alexà,
    Ho letto il tuo articolo…
    Hai detto molte cose ovvie, insomma.
    Poi, quando inizi a parlare di Sardo-standard che c’è già, dici, in sostanza, cose che penso anch’io. Proprio per quello che hai scritto tu, io ritengo, attualmente, che la LSC non sia proprio da buttare via… Insomma: nell’articolo scrivi tante belle parole.. e poi vai nel blog di Roberto a sparlare della LSC??? Sarà che IO non ho capito il tuo articolo…
    Ma io, non avendo mai studiato lingue ed essendo alfabetizzato in italiano (ammarolla), sono arrivato alle tue conclusioni, per quanto riguarda le parlate di ogni paese che fanno parte di un’unica lingua. Proprio per questo, al momento, accetto la LSC come Sardo-standard da insegnare nelle scuole. Ma io non sono un vecchietto, non sono un LSC-ista, ho 20 anni, mi firmo col mio nome di battesimo e non ho più 13 anni da un po’ (il riferimento è ad un tuo post sul blog di Bolognesi) e, ti dirò, anch’io ero scettico, appena sono venuto a conoscenza della LSC (che, fino ad un annetto scarso fa, non conoscevo). Ma, secondo me, è da prendere com’è. E, lo dici anche tu, prima o poi si arriverà ad unico standard.
    Io, proprio per l’aver preso coscienza che esiste un altro sistema linguistico, che è quello Sardo-Corso, sono convinto che anche per questa lingua si debba fare uno standard ortografico, come già successo per la LSC, e NON continuare con la divisione "Sassarese-Gallurese" che è del tutto deleteria.
    Poi, ognuno adatterà lo standard alla propria zona, per quanto riguarda l’uso interno. A questo c’ero già arrivato anch’io! Lo standard serve ad unire i Sardi, serve "solo" come lingua ufficiale scritta, non la si sta imponendo violentemente come il monolinguismo violento italiano; sei d’accordo?
    Per cui, non ho ancora capito la tua totale avversione alla LSC.
    Ti lamenti che è troppo "settentrionale"? I siti di alcuni partiti indipendentisti usano una LSC che è di marca molto "cabejossesa", quando scrivono articoli in Sardo. Anche la LSC impiegata da Bolognesi, non mi sembra tanto settentrionale. E c’è anche la "scescia", nella LSC che adopera lui (ho letto, in un topic vecchio, che avevi lamentato anche questa cosa).
    Tu, nello specifico, vuoi una LSC dove gli infiniti verbali siano in Campidanese?
    Io sono d’accordo che la LSC vada "bilanciata", ammodernata, tutto quello che vuoi… però non capisco ancora questo tuo accanimento… specie dopo aver letto questo tuo articolo.
    Sia chiaro: io non ti sto facendo nessuna guerra, non sto difendendo a spada tratta la LSC o altro…
    Semplicemente, non ho propriamente capito il tuo punto di vista.

  12.    Ant.Mar. on 13 Dicembre 2012 19:48

    parlo da non sardo, e poco informato sulla questione particolare; ma diciamo che qualcosa sui temi linguistici la capisco.

    Come lo stesso autore afferma, per la maggiorparte dei sardi è ormai l’italiano la prima, se non l’unica lingua conosciuta. Il problema allora non si pone, almeno che non si voglia imporre con la forza lo studio e l’uso della lingua locale a livello "nazionale"; cioè della Sardegna. operazione che sarebbe anacronistica, e penalizzante per gli stessi sardi.

    Altro discorso è insegnare la lingua e la letteratura Sarda nelle scuole, accanto all’italiano (che volenti o nolenti è di fatto la prima lingua), per avere cognizione delle proprie radici. Anzi, lo studio della cultura dialettale locale sarebbe auspicabile in ogni singola regione d’italia; senza che ci sia bisogno di spaccare la nazione.

  13.    Pietro on 13 Dicembre 2012 20:26

    Credo che sia giusto che nello scegliere tra le tante parlate che ci sono in Sardegna quella da usare generalmente(onde poi ognuno se la adatterà alla parlata della propria zona,), si debba anche tenere conto del suo valore storico e culturale.Anni fa una commissione di esperti linguisti,provenienti da varie parti d’Europa, è stata incaricata di stabilire quale è la parlata sarda più verace.Essi hanno stabilito che è il logudorese,e in particolare il logudorese di 1^ categoria ( il logudorese viene diviso in tre categorie ),ossia il cosidetto nuorese-bittese. Questa è la lingua di Grazia Deledda,Sebastiano Satta,Attilio Deffenu,Francesco Ciusa,Giuseppe Musio, Michelangelo Pira,Giorgio Asproni,Bachisio Bandinu,e dell’innumerevole quantità di personaggi della cultura,della letteratura,dell’arte,della politica,a cui Nuoro e Bitti hanno dato i natali.Inoltre è la parlata che è sorprendentemente rimasta molto simile a quella che veniva usata nei regni giudicali all’epoca di Eleonora d’Arborea,dove anche a Cagliari,come a Sassari o in Gallura si parlava più o meno come a Nuoro.Inoltre è una zona dove la sardità è più sentita che altrove.Pertanto se l’LSC ha come base il logudorese,e in particolare il nuorese-bittese,è storicamente,linguisticamente, eticamente,culturalmente giusto .Vorrei aggiungere che a causa della maggiore quantità di invasioni subìte,la parlata di Cagliari,ossia il campidanese,è stata assai modificata da come era in origine.Infatti se non erro non esistono più le desinenze, cioè are,ere,ire,che invece si sono conservate in tutte le lingue neolatine,logudorese compreso;inoltre non ha più la ” o” e la ” e” finali.Nessuno me ne voglia,ma ha subìto delle mutazioni che non la rendono più idonea a rappresentare le parlate sarde.Poi se ci son frasi che piacciono alla gente non mancheranno di diffondersi ( a me per esempio piace molto l’espressione ” a si biri “).Ed è proprio con a si biri ,che vi saluto.

  14.    Omar Onnis on 13 Dicembre 2012 22:11

    Per la maggior parte dei sardi il sardo è la propria lingua, che sia quella di prima socializzazione o che sia la lingua ancestrale dei propri genitori o avi. Fino a sessant’anni fa il sardo era la lingua di prima socializzazione della maggioranza dei sardi e la seconda come diffusione era il gallurese, non certo l’italiano. Pur in presenza di un bilinguismo (con l’italiano) diffuso presso una minoranza acculturata (ossia chi aveva frequentato la scuola) e di una diiglossia (sempre con l’italiano) di diffusione più ampia. Fino alla fine del Settecento la seconda lingua dei sardi era il castigliano, non l’italiano. L’italiano (imposto ufficialmente dal 1760) è diventato una lingua conosciuta e praticata dai sardi (dalla maggior parte dei sardi) solo molto di recente, attraverso la scolarizzazione di massa e i mass media.
    Il sardo in ogni caso non è un dialetto “regionale”. Il sardo è propriamente e tecnicamente una lingua nazionale, un sistema linguistico altro, rispetto alle parlate italiche, sia pur minorizzato per cause storiche (per altro piuttosto recenti).
    Considerare la Sardegna una “regione italiana” inoltre è del tutto improprio. La Sardegna è una regione italiana solo in quanto il suo territorio coincide con un ente territoriale dell’ordinamento giuridico statuale italiano. Non lo è in senso proprio, ossia in senso geografico e storico.
    Insomma, liberare il sardo e le altre lingue sarde dalla loro condizione di minorizzazione non attiene in alcun modo al continuum storico, culturale e geografico italiano e non può dunque affatto “spaccare la nazione” (italiana). Nemmeno la costituzione di uno stato indipendente sardo spaccherebbe alcunché in Italia, non la nazione (che è concetto appartenente ad un ambito diverso da quello giuridico), nè il territorio (non essendo la Sardegna una porzione del territorio geograficamente e storicamente italiano). Ma queste sono già considerazioni che esulano dal tema specifico dell’articolo.

  15.    Marco Antonio on 13 Dicembre 2012 22:28

    Ant. Mar.,
    Se c’è qualcosa che alle porte del 2013 va scartata a priori, quella è proprio l’imposizione della lingua.
    Ragionamento giusto. Infatti, qua, non si vuole imporre ai Sardi questa o quella lingua: si cerca solo di studiare uno standard flessibile ed accessibile a tutti, dal punto di vista prettamente ortografico.
    Mi devi spiegare, però, come mai la scuola italiana impone l’inno ai nostri figli (fratellini, nel mio caso) e perché i tagli del governo siano una scure anche per gli enti locali.

    “Altro discorso è insegnare la lingua e la letteratura Sarda nelle scuole, accanto all’italiano (che volenti o nolenti è di fatto la prima lingua)” (cit.)
    Volenti o nolenti, l’italiano è prima lingua proprio per imposizione! Ed è proprio questo lo sbaglio: l’italiano non deve venire per primo!

    “Anzi, lo studio della cultura dialettale locale sarebbe auspicabile in ogni singola regione d’italia; senza che ci sia bisogno di spaccare la nazione” (cit.)
    Giusto. Ma l’italia è fondata sull’ideale di Stato-Nazione ottocentesco, quello del “Una lingua, un popolo, una nazione”. Introducendo il bilinguismo e la cultura di ogni regione nelle scuole, è inevitabile che lo Stato italiano si frantumi. Soprattutto se la storia italiana non viene più insegnata con i filtri nazional-risorgimentali, ma come è andata veramente.
    Se non sbaglio, nel 2008, sentivo spesso ai telegiornali nazionali che la Lega voleva introdurre l’insegnamento delle lingue/dialetti regionali e lo stemma regionale nella bandiera italiana, con ogni regione che poteva mettere il proprio al centro della bandiera. Se non sbaglio, questa proposta della Lega aveva suscitato scompiglio e polemiche (“un’ora di inglese è più utile di un’ora di bergamasco”, si diceva…). Non che io sia a favore della Lega, per carità.. Ma prova ad immaginare perché, per quale motivo
    si osteggiava questa proposta della Lega..

  16.    Alexandra Porcu on 14 Dicembre 2012 20:47

    Caro Marco. Guarda. C’è una vecchia cricca di gente che ne sta discutendo prima dell’esistenza di facebook e prima della LSC. Faccio parte di quella. La lista sa-limba e gente che scriveva in sotziulimba. Eravamo sempre molto accesi nei nostri commenti e anche ironici. Solo chi c’era, sa cosa intendo. Ero piccolina e una delle poche donne. Ormai sono grande e anche laureata. Non sono contro uno standard scritto del sardo. Non lo sono mai stata. Non sono neanche contro la LSC. Anzi. Sono stata per anni una delle più grandi sostenitrici della LSC così com’è stata pianificata. Sono contro l’abuso della norma. La LSC doveva essere un punto di riferimento. Le regole però erano già fatte mali sin dall’inizio. Andavano emendate, così come richiesto da Roberto, già per la limba sarda unificada. Anche se non sembra, sono superbolonesiana. Non sono d’accordo con tutte le sue proposte linguistiche, non di tutti i suoi post e neanche con tutti dei suoi emendamenti, ma queste sono particolarità. Oggigiorno però vedo poche vie d’uscita. La LSC è poco meridionale.il documento LSC NON lo è. Questo è un fatto. Per me ci sono varie possibilità. Una sarebbe di accettare un doppio standard. Cosa che non mi piace. Non abbiamo parlato quindici anni di come unificare il sardo per poi non farlo. 2. Una nuova commissione con più donne e con più giovani per cambiare il documento. 3.quello che ho proposto nell’articolo. Che ogni uno scelga quello che vuole. Ma sinceramente, anche su questo ho già cambiato idea, visto che ci sono troppi ignoranti in giro. Fatto sta è che la LSC va cambiata perché così com’è ora non va bene. Questa cosa però va fatta, ma visto che non sto vedendo cambiamenti da sette anni, la pazienza mi viene un po da mancare e per questo sto rompendo le palle come mi diceva l’altro giorno Frantz Sanna con il suo charme. Fino a quando questo non accade, continuare a infatti essere contro. Spero che ora capisci meglio. A presto. Ale

  17.    Tinuccio Sannitu on 15 Dicembre 2012 01:15

    Un saluto a tutti , penso e credo che ogni sardo debba e possa saper parlare la lingua dei suoi avi,indipendentemente dal paese o dalla zona in cui vive , a mio parere sarebbe opportuno che i nonni , gli zii e tutti quelli che parlano e conoscono ” sa limba”invitino i bambini e tutti quelli che vogliono parlare in limba a farlo ……solo parlando in famiglia , o con i parenti e gli amici ….sa limba non morira’ ……indipendentemente da cio’ che pensano e scrivono i cosiddetti sapienti …..tipo gli archeologi che sono stati smerdati dalle loro teorie sulla Sardegna dopo il ritrovamento oltre 20 anni fa dei ” Giganti di Monti Prama “……Saludos….Tinuccio

  18.    Alexandra Porcu on 15 Dicembre 2012 13:42

    Tinuccio. hai troppo ragione. Questo si chiama la “scuola impropria”. Questa è una cosa da valorizzare e da conservare.

    Ps. per Marco: Ho riletto il tuo commento. Guarda che Roberto non usa la LSC, lui usa la sua propria norma, la GSC (Grafia Sarda Comuna), ciò che sarebbe una LSC emendata… con emendamenti che ha già proposto nel 2001. Era questo il motivo per il quale non aveva firmato la LSU… storia lunghissima…

  19.    Marco Antonio on 15 Dicembre 2012 14:12

    Cioè, fammi capire: a te interessa solo l’uso parlato in famiglia e con gli amici in paese? La lingua ridotta a dialetto? E, poi, se la dobbiamo scrivere, la scriviamo in traslitterazione italiana e la leggiamo in italiano?
    Proprio un ragionamento da… Giovanardi!!!

  20.    Mc Sardus on 15 Dicembre 2012 21:57

    Credo nella salvaguardia di qualunque epressione linguistica dialettale presente in Sardegna sia autoctone o meno,infatti ha fatto bene citare i casi di Fertilia e Arborea,dove si parla istro-veneto,pur non essendo presenti in questa cartina,detto cio’ invece, credo sia giusto ufficializzare la lingua sarda in tutto il territorio regionale( compresi atti amministrativi regionali e scolastici ecc.),con le 2 varianti sarde :logud/nuorese e campidanese,mentre i dialetti corsi,catalani liguri e veneti pur essendo parlati ormai da sardi stessi da generazioni,non essendo autoctoni gli valorizzerei solo in loco.Quanto alla LSC ha ragione quando dice che sarebbe da rivedere,non dico no a priori ma ritengo che questa possa essere utilizzata solo in un secondo tempo,magari passati almeno 10 anni cioe’ quando tutti i sardi impareranno entrambe le 2 varianti,allora si puo’ pensare ad una LSC bilanciata che puo’ anche essere un po’ artificiale ma almeno e’ conosciuta da tutti,prendendo il meglio sia del logud/nuorese ma anche del campidanese,cosi’ come adesso credo che non ci possa essere futuro per nessuna variante,ma soprattutto per la LSC attuale in quanto troppo logud/nuorese e quindi i parlanti campidanese la vedrebbero come una imposizione e essendo anche il triplo sia come numero di persone sia come aria di diffusione;una cosa che sento spesso e’ dire che il logud/nuorese e’ piu’ autentico mentre il campidanese no, questo non e’ vero perche’ entrambe anche se su basi diverse hanno conservato caratteristiche tipiche del sardo,entrambe amo definirle di impronta e origine nuragicolatinoiberica,ma soprattutto il logudorese settentrionale lo trovo fortemente italianizzato,per altri versi lo e’ il campidanese,per cui quello che e’riuscito a conservare il logud/nuorese non e’ riuscito a conservare il campidanese e viceversa.Anche quando si dice che il logud/nuorese e’ piu’ autentico,perche la maggior parte dei scrittori lo utilizzano come pure alcuni gruppi musicali ecc.non e’ perche’ e’ piu’ autentico ma semplicemente perche’ quelli di area logud/nuorese tengono di piu’ alle tradizioni e quindi alla lingua sarda, i campidanesi un po’ meno,ma questo non vuol dire che non abbia sue caratteristiche esclusivamente sarde che mancano invece al logud/nuorese.Alcuni segni tipici distintivi del sardo come si possono eliminare dalla LSC pensiamo ad ES. la pronuncia della x come j francese,ma questo e’ uno, ma ne’posso fare tanti altri. Adios’u a totus.

  21.    Omar Onnis on 16 Dicembre 2012 10:55

    Su LSC e presunte varianti (=dialetti) campidanese e logudorese (o addirittura logudorese/nuorese) esistono molti luoghi comuni per lo più destituiti di qualsiasi fondamento linguistico e storico.
    Non esiste alcuna variante “campidanese” né alcuna variante “logudorese”, in Sardegna. Tanto meno una variante “logudorese/nuorese”. È vero invece che la perdita della standardizzazione avviata nel tardo medioevo ha comportato che la lingua sarda (che è un unico sistema linguistico) subisse una spontanea frammentazione dialettale. Bisognerebbe dire insomma che la lingua sarda allo stato attuale è un coacervo di dialetti (non meno di 200), senza un registro standardizzato di riferimento (che poi storicamente ha sempre coinciso con uno standard scritto, grafico, normato e ufficializzato dall’uso amministrativo, scolastico e letterario).
    Il discorso dei due standard – e qui veniamo più vicino al tema dell’articolo – è mal fondato in partenza, perché assume come cornice concettuale quella della Sardegna come “regione” (italiana) e del sardo come lingua minoritaria da tutelare. Invece – questa è la mia tesi – la Sardegna non può essere considerata (in senso geografico, storico e culturale) come una regione italiana, né il sardo una lingua minoritaria. Il sardo è propriamente una lingua “minorizzata” (quindi ridotta alo status di lingua marginale e subalterna), ma di suo è una lingua nazionale ed anche maggioritaria (nel suo territorio di riferimento, che è la Sardegna, non l’Italia). Di conseguenza l’unico obiettivo (politico, ribadisco, non linguistico) onesto e proficuo è la formazione (possibimente partecipata) di uno standard sovralocale (nazionale) scritto, e alla lunga, com’è inevitabile e opportuno, anche linguistico.
    La LSC ha dei limiti e dei difetti? Va bene. Partecipiamo al suo perfezionamento. La Grafia Unificata di Roberto Bolognesi, ad esempio, offre già una sintesi più accessibile a tutti gli utilizzatori (attuali e potenziali) del sardo. Il progetto di ottenere Facebook in sardo, per cui in questi giorni si stanno raccogliendo le firme necessarie su quel social network, potrebbe essere un esperimento efficace in questo senso.
    Solo, questo lo ripeto e ci tengo a sottolinearlo, bisogna finirla con i veti reciproci, le scomuniche e le tifoserie.
    Come si evince anche da questa discussione, non c’è alcun bisogno di finirla in polemica, anche partendo da posizioni diverse. L’obiettivo è comune, bisogna perseguirlo in termini proattivi, costruttivi.

  22.    Alexandra Porcu on 16 Dicembre 2012 15:16

    Ciao. Come ho già detto… Si è fatto di tutto per trovare delle scuse per rendere la LSC il più settenrtionale possibile. Questi sono i fatti (e se vuole le mando una analisi mia della LSC in privato- visto che qui sarebbe troppo lunga).

    Sign. Onnis, il sardo è UNA lingua con tanti dialetti. Esistono isoglosse chiare e altre isoglosse meno chiari. Certamente, ora possiamo entrare in un discorso di "dov’è LA lacana?" alla Bolognesi…anzi alla Contini perché è stato lui proprio qui a Berlino (2001) di mettere questa questione in ballo. Ero presente. Ma dobbiamo anche dire che ci sono argometni validi contro questa tesi di altri linguisti come Pittau o Blasco Ferrer. Lei è molto coraggioso di dare ragione a qualcuno.

    Io credo che ci sia un po`di verità in tutte due le tesi… ma ok. Fatto sta è che tanti sardi meridionali non si riconoscono nella LSC così com’è adesso e questo lo sanno tutti (bel argumentum ad populum, ma è così). Alcuni dei emendamenti di R.B NON mi piacciono, ma guai se glielo dici… a parte questo… ejà, io sono disposta a fare delle proposte di miglioramento alla LSC e credo anche altre persone (altri linguisti e filologi). Ma chi ascolta? chi lo vuole? ci stanno già girando talmenti tanti soldi intorno alla questione "limba/ lingua".

    "Is Baronis de sa limba sarda" impediscono ogni cambiamento… altrimenti mi potrebbe spiegare perché gli emendamenti di Bolognesi (e di altre persone) non sono ancora state presi in considerazione?

    Un ultima cosa… che riguarda il facebook in sardo. Certo, l’idea in se è carina, ma comunque non mi piace che sia in LSC… non doveva essere bilingue, ma comunque (e questo gliel’ho anche scritto già a Massimeddu… si avrebbe potuto fare più meridionale, visto che, meno male, la LSC da solo punti di riferimenti, ma non è vietato scrivere in un altro modo. Ripeto ciò che ho scritto a Massimeddu:

    Allora si può chiedere a Massimeddu perché non ha scritto nell’annuncio (presumo che l’abbia scritto lui?), usando la LSC, “innoi”, invece di “inoghe”? La LSC, grazie a Bolognesi, non impedisce l’uso del lessico di tutto il sardo.

    Massimeddu scrive: “Is amigos” invece di “Is amigus”, la LSC non impedisce la concordanza di grammemi.

    “Praxi”, invece di “Praghet”? La LSC propaga l’uso dei grafemi più “rappresentativi” e proclama l’importanza della la “distintività” del sardo. Cioè se si segue la LSC in quel punto, si dovrebbe usare la -x-, che è molto più diffusa e rappresentativa del nesso consonantico -gh-.

    “Ndi” invece di “nde”? La LSC non impedisce l’uso di i finali.

    “Teneus” invece di “Tenimus”, si potrebbe fare.

    Se il sardo è tutto UNO perché non si cambiano le cose in questa maniera? Dai, lo sappiamo tutti… Non so di dov’è Lei sign. Onnis… ma se i "riferimenti" della LSC direbbero di avere tutte le finali in -i-, la -x-, insomma tutto ciò che accenno su… lei non si sentirebbe preso un po in giro?

    Grazie dello spazio… finalmente uno che ascolta. Ormai c’è già un sacco di ottusità in giro. Buona giornata, Alexandra

  23.    frantziscu.lai on 16 Dicembre 2012 15:24

    E veramente difficile dare ragione o torto completo a un qualsiasi partecipante a questo discorso, credo infatti. che in fondo la maggior parte di noi sia mosso da sentimenti politici, sociali e culturali, veramente molto alti e nobili…però sappiamo tutti…e tutti nascondiamo uan grande verità.
    Avvolte le ragioni politiche, sociali e culturali ci allontanano parecchio dalle evidenze. Ovvero per tagliare la testa al toro
    1.La LSC corrisponde al 90% alla variante storico-letteraria detta Logudorese Illustre.
    2.I parlandi un qualsiasi dialetto della variande meridionale anche identificato come Campidanese Illustre NON si sentono ne identificati ne rappresentati.
    ….?!?!…Quindi????…abbiamo bisogno di una nuova Commissione di esperti.
    Abbiamo bisogno di una Grafia Sarda Univoca.
    Non di una lingua “tetto” ovvero un dialetto sopra gli altri.
    Abbiamo bisogno di uno strumento nelle mani del popolo, di una tecnologia.
    1.Una Grafia Univoca per le due grandi lingue minorizzate della Sardegna il Sardo e il Gallurese.
    2.Una serie di regole generali di scrittura per garantire la fermezza(rotacismi, prostesi, accenti grafici, doppie ecc. ecc.)
    Nient’altro.

  24.    frantziscu.lai on 16 Dicembre 2012 16:51

    Noto con dispiacere caro Onnis che il mio precedente commento non ha passato la censura, un peccato.
    Questa allora è riservato solo a lei:
    Ingenua e campanilistica e solo l assurda pretesa LSCista…ovvero quella di elevare il dialetto di Biddasperdia (non cercate questo paese nella mappa, ovviamente sono sarcastico) a Lingua di tutti i sardi.
    I sardofoni, così come i corso-galluresi dovrebbero attingere da una stessa ed unica/univoca grafia…non da una “lingua tetto” come si è maldestramente cercato di fare fin ora.
    Grafia Univoca vuol dire prendere atto che in tutto il sardo, la morfologia e la sintassi sono pressochè identiche. Grafia Univoca vuol dire lasciare che il lessico e i vari esiti grammaticali entrino in sana competizione fra loro….uno prevarrà…boh.
    Come già avvenuto per Limba/Lingua e Acua/Abba…e ormai evidente che le forme settentrionali hanno prevalso su quelle meridionali…che problema c è? credo nessuno. Il voler imporre a priori forme più consone alle zone settentrionali dell isola, crea solo discordia e ingiustizie.
    …e dove non c è giustizzia, non c è armonia.
    Grazie Frantz.

  25.    frantziscu.lai on 16 Dicembre 2012 17:20

    Vorrei così, diciamo magari rischianto di strafare, suggerire molto umilmente al partito polico Prog.Re.S. ed ai suoi Dirigenti, una nuova e più efficace politica linguistica, una sicuramente NON Democratica, ma ovviamente Giusta.
    1. Perchè NON Democratica?
    R: Perchè Democrazia linguistica in Sardegna, vorrebbe dire imporre come “Lingua Tetto” un Campidanese Illustre; Variante Maggioritaria.
    Quindi:
    Teoria Memetica (vedi meme: http://it.wikipedia.org/wiki/Meme)
    Come applicarla alla Lingua Sarda e al Corso-Gallurese:
    ……………….con una Grafia Univoca….e…e….delle Regole Generali di scrittura per morfologia e sintassi. Punto.
    Cosa succederebbe?
    R: Tutte le parole e le forme grammaticali entrerebbero in sano ed equa competizione tra loro (attenzione NON in conflitto) come nella teoria dei Memi di Richard Dawkins, che altro non è (se lo vogliamo proprio semplificare) che la teoria dell evoluzione di Charles Darwin.
    In pochissimi anni avremo un sardo unificato in maniera giusta. I parlanti deciderebbero.
    P.S.
    Applicando una Grafia Univoca e delle semplici regole generali, gli esiti di lessico e forme grammaticali si riducono drasticamente a pochissimi. es. Figiu/Fillu/Fizu. Tutti estremamente intelleggibili fra loro! Quindi che scopo usare un ingiusta “Lingua Tetto” ? Serve solo a creare ed imporre una Lobby linguistica che consuma inesorabilmente i soldi per la nostra lingua e cultura.

  26.    Omar Onnis on 16 Dicembre 2012 20:58

    Il dibattito è movimentato e le argomentazioni varie e interessanti. Magari di alcune cose si è già ampiamente discusso e sarebbe il caso di non riproporle per la millesima volta, ma non escludo che ripeterle possa servire, perciò ben vengano anche loro.
    Solo una osservazione: qui non esiste alcuna censura. La moderazione è dovuta alla necessità di eliminare lo spam (molto) che purtroppo si mescola ai commenti veri e propri.
    Chiaramente, come precisato nella netiquette di questo blog, non sono tollerate azioni di trollaggio et similia.
    Qualsiasi opinione, specie se argomentata, per quanto avversa a quelle espresse da me, avrà diritto di cittadinanza in questo spazio.
    Ma non vivo attaccato al computer e qualche ora libera, magari con la famiglia, me la merito anche io. Può capitare che dei commenti siano letti diverse ore dopo che sono stati postati. È un inconveniente, mi rendo conto. Chiedo giusto un po’ di pazienza, senza correre a conclusioni affrettate (e infondate, come si vede).

  27.    Omar Onnis on 16 Dicembre 2012 21:13

    Avvertenza (non inedita, ma anche qui… repetita juvant): le osservazioni o le questioni indirizzate a ProgReS vanno proposte negli spazi di ProgReS non in questa sede. Grazie.

    Sul fatto che una standardizzazione grafica condurrebbe spontaneamente a una uniformazione morfologica e alla selezione di un lessico comune, non ho dubbi nemmeno io. Mi pareva che si capisse da ciò che ho scritto. Se non è così, lo dico adesso (senza pretendere alcun diritto di primogenitura, che comunque non avrei).

    Sono molto meno convinto della conclusione che, essendo i sardi ascritti alla presunta variante “campidanese” demograficamente più numerosi, di conseuenza il sardo quantitativamente più usato sarebbe quello. La ricerca sociolinguistica della RAS di qualche anno fa dimostrava che esiste ormai solo una pecentuale minima di sardi che hanno il sardo come prima lingua di socializzazione e che sono propriamente bilingui (ossia non si tovano in una condizione di diglossia o – peggio – di dilalia come tutti gli altri) e questi sardi/sardoglotti sono concentrati in aree abbastanza omogenne dell’Isola, che però non sono situate in Campidano o intorno a Cagliari, bensì tra Barbagia e Baronia.
    Non si posono usare criteri quantitativi grossolani per dirimere questioni come questa. Molto meglio liberare il sardo dentro tutti i contesti, con tutti i mezzi e su tutti i registri possibili e lasciare che sia l’uso a stabilirne le forme condivise e sovralocali. Nel frattempo si usa quel che c’è, magari provando dei correttivi, in modo laico e… falsificabile.

  28.    Marco Antonio on 16 Dicembre 2012 23:13

    Il signor Franciscu Lai mi dovrebbe spiegare che cos’è questo "Corso-Gallurese", che io, da Gallurese, non ho MAI sentito nominare!

    Inoltre:

    <i>"1.Una Grafia Univoca per le due grandi lingue minorizzate della Sardegna il Sardo e il Gallurese"</i> (cit.)

    Voglio un chiarimento: che c’è scritto, qua?

    La lingua minoritaria più parlata in Sardegna è il Sardo-Corso, conosciuto erroneamente con la divisione Sassarese-Gallurese. E non è propriamente Corso puro, benché non possa appartenere al ceppo linguistico Sardofono.
    Non è un errore, dico proprio "lingua minoritaria più parlata", perché la lingua che si parla di più è il Sardo (lasciamo perdere, per un attimo, la lingua straniera "italiano").
    E anche per la lingua Sardo-Corsa ci vuole uno standard di scrittura DIVERSO da un Sardo-standard, non un Sardo-standard in cui ci va inclusa una sola variante del Sardo-Corso!
    Per il resto, su lingue "tetto" e "non-tetto", non mi va di ripetermi.

    Alexandra, a te devo una risposta. Ma, visto che hai scritto un altro post che mi interessa, scriverò una risposta un po’ lunghina in un altro momento.

  29.    Alexandra Porcu on 16 Dicembre 2012 23:18

    Signor Onnis! Non avrei mai pensato di dirlo, ma lei è cool. Mi piace il Suo atteggiamento mi piace, anche se sono conscia del fatto che i politici sono sempre molto furbi nel farsi voler bene dalla gente :-) È stato lei il primo qui di parlare della proposta di fare facebook in sardo, per ciò è stato lei di mettere di mezzo il partito, non i suoi commentatori. Comunque. Se si vuole leggere un po di critica linguistica neutrale perché è quello che sono, anche se non sembra, me lo faccia sapere. A si biri.

  30.    Omar Onnis on 17 Dicembre 2012 08:25

    Io non ho citato alcun partito né ho postato link (cosa che avrei potuto fare agevolmente, e non solo per Facebook in sardo).
    Non so se sono cool, ma di sicuro non sono furbo, specie nel senso in cui lo sono i “politici” (ossia, suppongo, coloro che vivono di incarichi istituzionali e fanno politica di mestiere), anche perché NON sono un politico in quel senso lì.
    Comunque lo prendo per un complimento e ringrazio. ;-)

    Sempre interessato a leggere di critica linguistica, neutrale e non. Continuerò a farlo, confidando molto nella fecondità di un dibattito plurale e aperto su questo tema.
    A menzus biere (e leghere)!

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