Cosa studiamo a scuola sulla Sardegna, cosa studiano i nostri figli? Su cosa si basa l’idea che abbiamo di noi stessi? Ecco un esempio tratto da un sussidiario in uso anche nelle scuole sarde. Un testo per la quinta elementare (MAGISTRALI-GIROTTI-CANALI, Il tempo dei saperi. Sussidiario delle discipline, Milano, Minerva Scuola, 2009). Cito testualmente:

Le regioni del sud. La Sardegna.

La popolazione

La Sardegna è una regione a statuto speciale. La popolazione, fino ad alcuni decenni fa, viveva nei grandi e piccoli centri dell’interno. Ora invece si sta spostando verso la costa, dove è più facile trovare lavoro nel settore terziario, in aumento costante.

Nonostante la costruzione di veloci superstrade, i collegamenti con i centri minori sono ancora difficoltosi. Grazie al turismo, invece, sono in crescita i trasporti marittimi e aerei a Porto Torres, Alhero, Olbia e Cagliari.

Capoluogo della regione, Cagliari è sempre stata una città importante, anche per la posizione strategica: rappresenta infatti lo sbocco sul mare dle fertile Campidano, intensamente coltivato, e delle miniere del Sulcis e dell’Iglesiente. Oggi è il maggior centro culturale, industriale e commerciale della regione.

Una storia di dominazioni

I primi abitanti della Sardegna, intorno al XX secolo a.C., furono i Sardi, che ci hanno lasciato circa 7000 nuraghes sparsi per l’isola. Poi giunsero i Fenici, i Romani, i Bizantini e gli Arabi.

Per sfuggire alle incursioni di questi ultimi, a partie dal VII secolo d.C., le popolazioni si ritirarono verso l’interno, dove non a caso si trovano quasi tutti i capoluoghi di provincia.

In seguito, le repubbliche marinare di Pisa e Genova imposero il loro dominio sull’isola. Esse furono soppiantate dagli spagnoli che, a loro volta, furono sostituiti dai Savoia. Con i Savoia la Sardegna entrò a far parte del Regno d’Italia.

Alla maggior parte dei sardi, anche istruiti, questo testo sintetico non dirà nulla di particolare. Una semplice ricostruzione, adeguatamente breve e calibrata sulle capacità di comprensione del lettore, rispondente a verità evidenti, pacifiche. Eppure si tratta di un testo profondamente scorretto, sia dal punto di vista dei contenuti, sia da quello metodologico.

Preciso l’obiezione in termini puntuali, passaggio per passaggio. Poi vorrei anche offrire un esempio di come si possa scrivere un testo sintetico e ugualmente adatto al target cui è riferito senza affastellare sciocchezze e produrre effetti distorsivi e debilitanti sull’immaginario infantile (con conseguenze facilmente intuibili nel percorso di consapevolezza e di acquisizione del senso di appartenenza).

Prima di tutto è scorretto descrivere la Sardegna come una regione meridionale italiana. La Sardegna non è una regione italiana in senso storico-geografico e non può dunque essere nemmeno una regione italiana meridionale. La qualifica di “meridionale”, nella narrazione egemonica italiana, porta con sé inevitabilmente una connotazione negativa, che ovviamente in questo caso si estende alla Sardegna, che pure col meridione dell’Italia ha poco a che fare (oltre alla storia, basterebbe prendere in condiderazione i dati statistici e demografici per farsi un’idea di questa estraneità strutturale).

Veniamo al resto.

La Sardegna è una regione a statuto speciale. La popolazione, fino ad alcuni decenni fa, viveva nei grandi e piccoli centri dell’interno. Ora invece si sta spostando verso la costa, dove è più facile trovare lavoro nel settore terziario, in aumento costante.

Questo passaggio è abbastanza obiettivo e non dà notizie false. È però largamente reticente sulle cause di un fenomeno che pure andrebbe spiegato o circostanziato. Ma lo spazio è poco, si dirà. Vero. Ma allora si poteva anche scegliere di evidenziare un altro aspetto della nostra demografia.

Nonostante la costruzione di veloci superstrade, i collegamenti con i centri minori sono ancora difficoltosi. Grazie al turismo, invece, sono in crescita i trasporti marittimi e aerei a Porto Torres, Alghero, Olbia e Cagliari.

Qui cominciano le prime magagne evidenti. La costruzione di veloci superstrade è una fantasia mica da ridere. Come chiunque può testimoniare, è un’informazione falsa. E non solo falsa, ma anche vagamente (e crudelmente) beffarda. I trasporti marittimi e aerei sono in una situazione ridicola al limite della mortificazione e il turismo (che in Sardegna è un fattore economico di secondo piano, debole, a uno stadio primitivo e senza alcun radicamento) è una vittima delle carenze di questo settore, non certo la causa di una sua pretesa crescita.

Capoluogo della regione, Cagliari è sempre stata una città importante, anche per la posizione strategica: rappresenta infatti lo sbocco sul mare del fertile Campidano, intensamente coltivato, e delle miniere del Sulcis e dell’Iglesiente. Oggi è il maggior centro culturale, industriale e commerciale della regione.

Che Cagliari sia il maggior centro culturale dell’isola è tutto da dimostrare. Quanto a industria e commercio, se ne può discutere, ma con giudizio. Certamente meriterebbero di essere citati almeno gli altri centri principali. Il “fertile Campidano”, purtroppo – ahinoi! – è largamente abbandonato. Sulle miniere spero non ci sia bisogno di infierire.

Proseguiamo col secondo capitolo.

Una storia di dominazioni

Il titolo è già un programma. Una volta offerta tale cornice concettuale, il gioco è fatto. La Sardegna è una terra dominata, dipendente e tributaria. Niente di particolarmente significativo può essersi verificato sul suo territorio.

I primi abitanti della Sardegna, intorno al XX secolo a.C., furono i Sardi, che ci hanno lasciato circa 7000 nuraghes sparsi per l’isola. Poi giunsero i Fenici, i Romani, i Bizantini e gli Arabi.

Se i primi abitanti della Sardegna erano i Sardi, oggi chi sono? Il dato che l’isola sia abitata solo dal 2000 a.C. è una panzana che non riesco a giustificare in alcun modo. Sulla civiltà nuragica non si dice nulla al di là del dato assolutamente insignificante e difficile da capire dei 7000 nuraghi. Dato tra l’altro abbastanza fantasioso, visto che i nuraghi (ossia, suppongo, le aree archeologiche nuragiche) non sono mai stati censiti come si deve. L’elenco dei dominatori poi è piuttosto approssimativo. È davvero lecito parlare di una dominazione fenicia? E nel frattempo che la Sardegna passava da un dominatore all’altro i sardi cosa hanno fatto? Se ne sono andati da qualche altra parte?

Per sfuggire alle incursioni di questi ultimi, a partire dal VII secolo d.C., le popolazioni si ritirarono verso l’interno, dove non a caso si trovano quasi tutti i capoluoghi di provincia.

Dalle incursioni arabe i sardi si difesero. Non solo si difesero dagli arabi, ma anche da longobardi e ostrogoti. Poi, visto che c’erano, si inventarono una nuova civiltà, quella giudicale. Ma evidentemente lo spazio era troppo poco per infilarci quattro o cinque secoli di storia: meglio far finta che non ci sia stata. Il riferimento ai capoluoghi di provincia è maldestro, oltre che fuorviante. A quali capoluoghi ci si riferisce? E cosa c’entra l’attuale qualificazione amministrativa del nostro territorio con il discorso in oggetto? Non so se basti la motivazione del poco spazio e della necessità di sintesi per giustificare tutto ciò.

In seguito, le repubbliche marinare di Pisa e Genova imposero il loro dominio sull’isola. Esse furono soppiantate dagli Spagnoli che, a loro volta, furono sostituiti dai Savoia. Con i Savoia la Sardegna entrò a far parte del Regno d’Italia.

Questa sintesi è meravigliosa! La dominazione “pisana e genovese” non solo è inventata di sana pianta, ma suona addirittura ridicola a chi abbia anche solo una vaga idea dei rapporti tra le due città commerciali italiche. Certamente citarla serve a inserire la Sardegna in una ipotetica storia italiana, alla quale altrimenti risulterebbe troppo estranea. Tanto più che le due repubbliche marinare vengono inopinatamente “soppiantate” da quei cattivoni degli spagnoli (come? quando? a che titolo? e i sardi cosa fecero? non si sa e non è importante saperlo). Per fortuna poi arrivano i Savoia che conducono trionfalmente l’isola nel Regno d’Italia (anche qui, non si sa come). Certo, da questa pappardella si potrebbe facilmente evincere che la Sardegna oggi si trova semplicemente sotto l’ultima delle dominazioni, quella italiana. Ma non sono sicuro che questa conclusione sarebbe accolta serenamente dagli estensori della sintesi. Infatti la nostra storia viene opportunamente fatta terminare una volta entrati nel Regno d’Italia. Il resto non conta.

Ovviamente si potrebbe discutere a lungo delle manchevolezze del testo in questione e della visione ideologica di cui il è frutto. Ma siccome sono temi largamente affrontati in questo stesso blog (e nel libro da cui trae il titolo il presente post), a questo punto preferisco offrire una versione alternativa dei due capitoletti citati, mantendone grosso modo l’estensione.

Popolazione ed economia

La Sardegna è una grande isola del Mediterraneo ed attualmente è una regione dello stato italiano. La sua popolazione è distribuita su tutto il territorio. Da alcuni anni si sta spostando gradualmente verso le coste e i centri maggiori, oltre a emigrare verso il continente. Questo per questioni di tipo economico e sociale.

L’isola ha strade e ferrovie inadeguate e soffre di una pesante carenza nei trasporti marittimi e aerei, problemi che condizionano tutti i settori economici, soprattutto il turismo. L’industrializzazione forzata e l’uso militare del territorio hanno prodotto negli anni gravi problemi di inquinamento. Il settore agricolo è in forte declino.

Il capoluogo è Cagliari, città storica. Altri centri rilevanti sono Sassari, Oristano, Nuoro, Iglesias, Alghero, Bosa, Tempio, Olbia. La Sardegna è una terra non solo bella e in buona parte ancora integra, ma anche ricca di storia e di cultura. Ha una produzione letteraria, artistica e musicale molto varia e rilevante anche fuori dai suoi confini.

La Sardegna, terra di storia e di cultura

La Sardegna è abitata stabilmente da circa quindicimila anni. Nel tempo, i sardi hanno prodotto diverse civiltà (le più importanti sono quella nuragica, nell’età del bronzo, e quella giudicale, nel medioevo) ed hanno avuto contatti con tutte le maggiori civiltà della storia mediterranea e europea. Tra il 1420 e il 1478, con la fine della civiltà giudicale, la Sardegna entra nell’orbita del Regno di Spagna e del suo impero. Poi, nel 1720, la corona del Regno di Sardegna passa ai Savoia. Alla fine del ’700 la Sardegna conosce la sua rivoluzione, analoga a quella francese, dello stesso periodo. Dopo il periodo rivoluzionario (costato la vita a gran parte della classe dirigente sarda più illuminata), l’isola entra nell’orbita politica italiana. I Savoia guidano l’unificazione italiana e l’isola diventa un territorio oltremarino dello stato italiano.

Manca qualche informazione? Possibile. Lo pazio è poco, del resto. Ma la cornice concettuale è diversa e gli elementi discorsivi in risalto sono altri. Non ho inserito informazioni false o tendenziose. Volendo sarebbe possibile anche offrire una lettura più ideologica, magari sbilanciata in termini nazionalisti (sardi). Ma si cadrebbe nello stesso errore del testo originale. Il che, per un manuale scolastico, non sarebbe affatto meritorio.

Il succo è che da troppo tempo le poche conoscenze storiche di cui dispongono i sardi sono insufficienti, artefatte e funzionali a costruire un armamentario mentale fatto di elementi mitologici debilitanti, nel quadro di una egemonia culturale italocentrica di stampo patriottardo, nazionalista e giacobino, perfettamente funzionale al mantenimento della Sardegna in una condizione di dipendenza materiale e culturale. Non sarà facile raggiungere un livello accettabile di emancipazione collettiva finché la narrazione dominante al nostro riguardo sarà fondata su ricostruzioni come quella presentata. È un problema di cui una classe dirigente sarda meritevole di tale definizione dovrebbe farsi carico.

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Commenti



24 Commenti

  1.    Benedetto Ponti on 17 Maggio 2013 15:38

    Condivido al 100% l’intenzione dello scritto,
    ed al 98% i suoi contenuti.

    Unico appunto che mi sento di fare:
    “Con i Savoia la Sardegna entrò a far parte del Regno d’Italia”
    è certamente un errore marchiano, che però andrebbe corretto così:
    "Il regno di Sardegna, il cui acquisto consentì alla casata dei Savoia di fregiarsi del titolo regio, costituisce il nucleo orginario che diede origine, nel corso del risorgimento, il Regno d’Italia".

    Comprendo bene che questa ricostruzione non gioca a favore di un discorso indipendentista (addirittura il nucleo giuridico della futura Italia unita è costituito dal regno di Sardegna). Ma si tratta di quello che è accaduto, quantomeno in termini di storia delle istituzioni.

    Un caro saluto

  2.    Omar Onnis on 17 Maggio 2013 16:21

    Una cosa è il nostro processo di emancipazione collettiva e la sua veste giuridica (l’indipendenza), un’altra cosa è la correttezza storica.
    Perché negare che il Regno di Sardegna sabaudo si sia annesso i territori italici e da lì sia nato lo stato italiano unitario? Così andarono le cose, nessuno può negarlo (solo che nei manuali scolastici questa cosa è raccontata malamente, di solito senza spiegare cosa diavolo fosse questo Regno di Sardegna e da dove sia spuntato).
    Bisognerebbe anche chiedersi quale parte ebbero i sardi in tutto questo, con i relativi annessi e connessi.
    Sia come sia, conoscere la nostra storia è un elemento decisivo per la nostra maturazione culturale. Non c’è bisogno di una storiografia “a tesi”, che sia una tesi indipendentista o di qualsiasi altro segno. Non è riscrivendoci una storia su misura, magari venata di esaltazione nazionalista, che renderemo un buon servizio alla nostra storia medesima e alla nostra aspirazione alla libertà.

  3.    unoacaso on 17 Maggio 2013 16:37

    Il mio nickname è fittizio perché non ho voglia di avere spam nella mail. Spero che questo non infici la onestà del mio scritto. A parte che si confuta un testo di quinta elementare e già questo la dice lunga, anche sulla semplicità e la parzialità delle informazioni. Da sardo ritengo pazzesco che una visione politica possa pregiudicare alcune notizie che certo non si possono ritenere false. Il primo e più semplice esempio è già nelle prime righe dove si dice che la definizione "regione dell’Italia meridionale" non sia adatta a definire una regione che è italiana da quando l’Italia esiste e meridionale in quanto per i suoi tre quarti si trova a una latitudine più bassa di Napoli. Non commento la vergognosa accezione che viene data al termine meridionale (che è ovviamente un aggettivo geografico) e il tono paesanotto\provincialistico di tutto lo scritto.
    Consapevole che mi attaccherete, spero in futuro prestiate più attenzione a certi scritti che, al di là della buona accoglienza che avranno in bidda, non portano altro che a mortificazioni della cultura e della consepovolezza della nostra identità nel mondo.

  4.    Omar Onnis on 17 Maggio 2013 17:02

    L’anonimato non è gradito, ma è un problema secondario. Nessuno attaccherà nessuno, almeno qui. Non capisco poi perché usare il plurale. Qui non c’è nessun “noi”. È il mio blog personale e ne rispondo solo io.

    Precisato ciò, ribadisco – caso mai ce ne fosse bisogno – che ognuno è libero di avere le proprie opinioni, anche in questo spazio. Magari sarebbe meglio argomentare le proprie obiezioni, quando si fanno. Io le mie le argomento (oltre a metterci la firma). Tralascio ovviamente di rispondere agli aggettivi, che si commentano da soli.

    L’accezione negativa di “meridionale” non è certo la mia, come del resto si evince chiaramente dallo scritto.
    Che la Sardegna sia una regione meridionale italiana è una balla, dato che siamo a ovest dell’Italia e non facciamo parte nemmeno geologicamente del continuum geografico italico. E lasciamo stare le considerazioni storiche.

    Confutare un testo di quinta elementare è altamente istruttivo ed è sicuramente necessario, dato che riguarda la formazione nostra e dei nostri ragazzi.

    Se c’è una ricostruzione storica viziata da una visione politica è quella di cui il testo presentato è tributario, ossia quella dominante, non solo nelle scuole, ma anche nei mass media. Quella secondo cui i sardi sarebbero una popolazione minus habens, perennemente in guerra contro la civiltà, isolata dal corso principale della Storia ma al contempo sempre dominata, per propria natura arretrata e incapace di provvedere a se stessa. Le “mortificazioni della cultura e della consapovolezza della nostra identità nel mondo” sono queste e purtroppo si sprecano. Precisamente contro quelle si rivolge molta parte del lavoro che c’è dietro questo blog.

  5.    unoacaso on 17 Maggio 2013 17:43

    Non ho avuto ancora occasione di leggere il Suo blog (mi scuso per il plurale), spero di riuscire presto a farlo. Non sono solito insultare gratuitamente, né mi piace lo sproloquio su internet. Perciò se ho usato aggettivi che possano in qualche modo urtare la Sua persona, me ne scuso. Immagino che non fossero graditi i commenti "paesanotto\provincialistico" che ho usato nel definire il testo. Se li ho usati è per "bollare" un certo tipo di atteggiamento, molto comune, che mi è sembrato di scorgere anche qui. Quello di voler negare, usando spesso letture storiche sardo-centristiche e nazionalistiche, alcuni fatti storici; oppure di volerne esageratamente nobilitare altri. Facendo in questo modo della storia uno strumento ad uso discrezionale. Il secondo motivo è, ribadisco, l’utilizzo del "meridionale", che al di là delle Sue buone intenzioni, mi pareva potersi leggere come una forma di discriminazione, presunta o esistente, che in fondo non si distacca molto dall’atteggiamento "dell’Italia egemone" di cui Lei si lamenta. Se invece Lei critica l’uso del termine per ragioni di un continuum geografico con la penisola, anche sull’isola d’Elba ci sarebbe da discutere. Cercherò comunque di leggere più a fondo i suoi scritti per poter formare meglio la mia opinione e, se a Lei sarà gradito e a me congeniale, di nuovo confrontarci.

  6.    Omar Onnis on 17 Maggio 2013 17:51

    Certo che è gradito il confronto. Anche senza il “Lei”.
    Le impressioni fugaci spesso sono ingannevoli. Specie su questioni complesse in cui non esiste una Verità assoluta. Io mi accontento dell’onestà intellettuale. Dopo di che non è indispensabile essere tutti dello stesso parere su tutto.

  7.    unoacaso on 17 Maggio 2013 18:03

    Allora ti ringrazio e rimando il confronto a un momento più adatto. Chissà che un giorno non avremo occasione di parlarci di persona. Non esiterò, in quell’occasione, a rivendicare i miei commenti e, naturalmente, le mie idee.

  8.    Mario Frau on 18 Maggio 2013 16:48

    Ogni pensiero indipendentista mi pare altamente anacronistico, oramai sono piú di 150 anni che facciamo parte dell’Italia, siamo nati con lei e ne abbiamo acquisito storia, cultura, modi di fare e dire, e anche i piú banali gestualitá delle mani, (per fare un esempio banale) conosciuti in tutto il mondo, non capisco quest’odio verso la penisola, a mio avviso sarebbe troppo tardi cercare di renderci autonomi, in quanto siamo troppo legati allo stato centrale, sia economicamente che culturalmente, cercare di cambiare le cose sarebbe piú utopistico che reale. Consiglio a tutti voi di parlare con un sardo che vive o abbia vissuto all’estero, sono sicuro che si sará accorto che fa le stesse cose e si comporta come qualsiasi altro italiano, e l’essere circondato da genti diverse da noi, si sente piú vicino, o identico come nel mio caso, all’italiano peninsulare. Magari ci hanno nascosto la veritá, non ci hanno insegnato la storia come realmente é accaduta, ma ormai siamo prodotto di 150 anni di italianitá, ed é impossibile identificarci in un altra cultura. Massimo rispetto per i sardisti, peró é tempo di accorgersi che siamo, volenti o nolenti, italiani a tutti gli effetti.

  9.    Omar Onnis on 18 Maggio 2013 17:01

    Opinione legittima ma alquanto infondata, sul piano storico, culturale e politico. E non certo perché lo dico io.
    In ogni caso, non è questione di “pensiero indipendentista” (cos’è il “pensiero indipendentista”?). È molto più genuinamente una questione di correttezza didattica e di onestà intellettuale ed è un problema di costrutti mitologici tossici usati come strumento di dominio. In fondo, niente di inedito, nel panorama delle vicende umane. Magari riesce difficile ammettere che in questo caso riguardi noi.

  10.    Mario Frau on 18 Maggio 2013 19:54

    Cioé..sto dubitando della serietá di questo blog, ci siam resi conto che si tratta di un testo per bambini di 10 anni? le linee generali abarcano non solo la paginetta della Sardegna, ma bensí tutto il volume, un bambino di 10 anni deve sapere cose forse anche meno complesse di quelle scritte…se si prendesse in considerazione un libro destinato ad un pubblico piú grande magari ci sarebbero piú dati precisi e che sicuramente un adulto potrebbe capire, rispetto ad un bambino. mi sembra ilogico e alquanto inutile criticare un libro che dedica 20 righe ad ogni regione…fare polemica su questo mi sembra sprecare saliva, o in questo caso, tempo e tasti!

  11.    Omar Onnis on 18 Maggio 2013 20:20

    Mario, se avessi letto il pezzo fino alla fine avresti scoperto che era possibile (pur tenendo conto dei miei modesti mezzi) scrivere quei capitoletti in modo radicalmente diverso, senza perdere nulla nella comprensibilità del testo (non sottovalutare i bambini di 10 anni, te lo dico anche alla luce della mia esperienza di educatore) e aggiungendo persino delle informazioni.

    Se pensi che questo tipo di analisi testuale sia “fare polemica” allora ho paura che dovrò arrendermi prima di combattere.
    Questo testo viene studiato dai bambini sardi (oltre che dai bambini italiani di ogni latitudine). È un testo volgarmente mendace in alcuni aspetti, approssimativo in altri e in generale viziato da un’impostazione ideologica ben precisa. Gli autori di questo testo probabilmente non si sono nemmeno resi conto di quel che hanno combinato: con ogni verosimiglianza si sono limitati a riassumere altri testi o a sintetizzare una loro visione spontanea delle cose (spontanea ma non autonoma, dato che si tratta di costrutti interiorizzati attraverso un ben preciso meccanismo di egemonia culturale).

    Smontare luoghi comuni e rivelare informazioni false o tendenziose o metodologicamente viziate è uno dei compiti che mi sono proposto con il mio lavoro. Non possono andarne esenti i testi scolastici, che per la maggior parte dei sardi sono l’unica fonte di conoscenze storiche a disposizione. Se qualcosa di quanto affermato non ti convince, spiega di cosa si tratta e argomenta le tue obiezioni. Questo spazio è aperto alla critica, anche dura, purché onesta.

  12.    Andrea Riccio on 19 Maggio 2013 15:58

    Mario, non mi pare che, nel ristretto spazio di 8 righe la principale nozione che i bambini devono conoscere sia, da titolo: “Un popolo di dominati”. Poi è errato scrivere “non a caso i principali capoluoghi di provincia si trovano all’interno” visto che Cagliari e Oristano si trovano sul mare e Sassari a poca distanza. Crea una gran confusione.
    E’ inostre un errore grossolano scrivere “grazie ai Savoia la Sardegna entra nel Regno d’Italia” visto che l’Italia nasce “grazie” al Regno sardo-piemontese. Un accennino alla storia giudicale è chiedere troppo?

  13.    Mario Frau on 21 Maggio 2013 18:13

    E ancora, imperterrito, continuo a dire:
    cosa vi aspettate da un sussidiario di quinta elementare? voglio che in un prossimo post prendiate in considerazione un testo di scuola superiore, anche perché se ci fosse la convinzione che un bambino di 10-11 anni due mesi dopo averlo letto si ricordi anche solo quali sono le province sarebbe un traguardo notevole, capisco il patriottismo diffuso, l’aguerrita lotta per l’identificazione culturale, ma ora si sta sforando e pretendendo troppo! rimaniamo sul pianeta terra per favore, da quando in qua un bambino deve avere accesso a nozioni che superano di gran lunga la sua conoscenza del mondo e della vita. insegnamoli il rispetto, la tolleranza e altri valori sociali utili per vivere bene, non se la Sardegna é a 220km da Tunisi e 350km da Roma

  14.    Omar Onnis on 21 Maggio 2013 19:50

    Mario, sto monitorando da anni i testi scolastici e anche la manualistica di livello universitario. Ti assicuro che il modello, fatte le debite proporzioni, è sempre questo. Il problema non sono le nozioni fatte apprendere ai bambini (dato che, come dici tu, le nozioni per lo più svaniscono in breve tempo), bensì le cornici concettuali e lo sguardo complessivo attraverso i quali impariamo a vederci. Del resto, le strutture di base dell’apprendimento vengono fissate entro i 15 anni di vita. Non le nozioni o le competenze tematiche, che possono aumentare in quantità e in complessità anche in età successive. È fondamentale che un testo rivolto a un’utenza di età scolare sia metodologicamente corretto e intellettualmente (ma direi anche politicamente) onesto. Altrimenti si tratta di indottrinamento.

  15.    Giovanna on 23 Maggio 2013 10:18

    Fino a quando i bambini non studieranno a scuola la loro storia e la loro lingua tutto quanto sapranno su loro stessi e la loro terra sarà falso, fuorviato, sotto e anche sopra valutato. Continueranno a credere folclore la loro cultura e nella stessa rozza forma la trasmetteranno ai loro figli. L’indipendenza? ma quale indipendenza? qui bisogna lavorare sull’identità e senza lingua sapete bene che non ce n’è? La lingua ha due compiti essenziali: comunicare (per questo abbiamo l’italiano e come seconda scelta l’inglese dicono in molti)e trasmettere cultura…dunque fra qualche decennio la sola cultura che i nostri figli possederanno sarà quella senza radici e senza emozioni dei libri scolastici, dei luoghi lontani che non vedranno forse mai mentre avranno dimenticato un mondo, il loro.
    Saluti Giovanna

  16.    SPOCK on 24 Maggio 2013 17:24

    Intenzione lodevole, ma anche tu cadi in pesanti contraddizioni, come quando scrivi che, a causa delle servitù militari (ed io aggiungerei “non solo”) si è verificato un pericoloso fenomeno d’inquinamento e, qualche riga più sotto, descrivi la Sardegna come “integra”. Beh, deciditi: od è inquinata, od è integra. Forse sarebbe stato meglio scrivere che, in alcuni punti del suo territorio, la Sardegna ha, purtroppo, subito gravi danni a causa dell’inquinamento derivante dalle attività industriali sviluppatesi negli anni ’60. Ma, a quel punto, avresti anche dovuto spiegare il perchè erano presenti quelle attività ed il perchè oggi, nonostante non esistano più, non si è proceduto alle bonifiche. Il tutto, ovviamente, in un linguaggio comprensibile a dei bambini che frequentano la quarta elementare (non la quinta, come erroneamente affermi; la geografia italiana si studia in quarta elementare). Diciamo che ti sei lasciato un po’ andare. Meglio che neanche tu scriva testi didattici per le elementari.

  17.    Omar Onnis on 24 Maggio 2013 20:15

    Caro amico vulcaniano, il testo – mi dispiace per te – è destinato alle classi quinte. Prenditela con chi l’ha scritto e pubblicato.
    La Sardegna è inquinata, in alcune zone, e piuttosto integra nel suo insieme. Non sono informazioni contraddittorie, sono semplicemente informazioni elementari, assemblate secondo un criterio di mera giustapposizione, ovviamente da sviluppare al di fuori di una sintesi da sussidiario, proprio come si fa a scuola. Non è la complessità il problema, è lo sguardo distorto con cui si inquadra tutto. Questo è il succo della questione, al di là dei contenuti, che possono anche variare (si tratta sempre di una scelta con un certo grado di arbitrarietà).
    Comunque ti rassicuro: del perché e del pecome dell’inquinamento in Sardegna, così come di molto altro, ho discusso insieme a diverse centinaia di bambini e adolescenti sardi, da educatore ambientale, nell’arco di qualche anno. Non è mica detto che tutti parlino sempre senza cognizione di causa.

  18.    Consuelo on 4 Giugno 2013 16:48

    l’italia è riuscita per anni, decenni a convincere i sardi di far parte di uno stato, del suo stato, ma per fortuna molti si stanno rendendo, seppur lentamente, conto che le cose sono diverse…ringrazio il mio maestro elementare per avermi insegnato la storia del mio piccolo paese della provincia di nuoro piuttosto che la storia della grande nazione italiana, di cui (per fortuna) io attualmente non mi sento parte nè partecipe! attualmente sono strafelice quando, dopo che cerco di mostrare al mondo italiano e non, le bellezze e la storia della mia Terra mi sento dire che è una cosa vergognosa che l’italia, la cara italia di cui dovremmo di regola far parte, non fa menzione a nessun livello, tranne forse a quello universitario seppur con grandi riserve, della cultura e della storia millenaria che ci contraddistingue e che ci rende (aihmè anzi ahivoi che ancora non ci credete) diversi dal resto della penisola! Da sempre (e con sempre intendo sempre) immersi nel commercio e nel contatto con ogni parte del Mediterraneo, anche nei luoghi a volte impensabili, influenzati e a nostra volta influenzando i costumi ed i modi di vita degli altri! é ora di finirla con i soliti luoghi comuni dei poveri dominati che niente hanno inventato ma tutto copiato dalle altre grandi civiltà! Erano assolutamente grandi i nostri antenati e supremamente civilizzati! e benchè spesso tendiamo a dimenticarlo hanno preso parte a creare la storia del Mediterraneo! Ritengo giusto che i bambini di qualsiasi età siano consapevoli della storia che li contraddistingue e che contraddistingue gli altri popoli, per evitare pregiudizi di sorta e schematismi mentali che si porteranno appresso per tutta la vita!

  19.    Gabriella on 4 Giugno 2013 17:01

    Mi faccia capire… lei sta dicendo che la dominazione genovese e pisana in Sardegna è stata inventata di sana pianta?
    E Alghero chi l’ha fondata, per esempio?
    Guardi, magari potrà anche non piacerle (e a quanto si legge non le piace affatto), ma genovesi e pisani in Sardegna ne hanno fatto eccome. Per quanto riguarda il fatto che tra le due ci sia la congiunzione “e”, non sta a indicare certo che le due Repubbliche Marinare fossero alleate, è solo un elenco.

  20.    Omar Onnis on 4 Giugno 2013 18:46

    Non è stata inventata di sana pianta la dominazione pisana e genovese, ma è stata raccontata, dentro una cornice molto precisa e del tutto tendenziosa, la complessa vicenda dei rapporti tra la Sardegna giudicale e da un lato Pisa e dall’altro Genova (che – ricordiamolo – erano in guerra mortale tra loro).
    Pisa, come si sa, ha avuto un controllo territoriale di una parte dell’isola per alcuni anni (dai quaranta ai venti circa), e prima ancora alcune sue famiglie eminenti (spesso però in contrasto col Comune) trovarono nelle corti giudicali matrimoni convenienti, vantaggi commerciali e possedimenti oltremarini (il più importante dei quali fu la Villa di Chiesa del conte Ugolino, gran centro produttore di argento).
    Genova ebbe rappori diplomatici intensi ma alterni con le corti giudicali, fu protettrice del Comune sassarese prima dell’arrivo degli aragonesi e poi comunque ebbe un ruolo di alleato o di consigliere interessato nella lunga guerra tra Arborea e Regno di Sardegna catalano, nel XIV secolo.
    Nessuno può affermare che la Sardegna non abbia avuto relazioni di vario genere con Pisa e con Genova. Ma parlare di “dominazione pisana e genovese”, coprendo con questa locuzione un arco di tempo che va dal XII al XIV secolo, è del tutto arbitrario e fondamentalmente scorretto.
    In materia sono interessanti gli scritti di Sandro Petrucci e Marco Tangheroni, guarda caso due storici toscani.

  21.    S on 8 Giugno 2013 10:04

    Signor Omar, anche io, seppur un’ignorante ma onesta, ho percepito dal suo scritto che "meridionale" non è una bella cosa per lei. Per noi peninsulari del centro nord (ma anche per lei da come sembra) in effetti non suonava semplicemente come "localizzato a sud" il termine "meridionale", e nella spiegazione della geografia dei miei tempi, che le isole fossero incluse nel gruppo "il sud e le isole" le rendevano un po’ l’ultima ruota del carro. Io che un po’ distratta e grossolana lo sono da quando ero bambina, credo di ricordare la sensazione che avevo della sardegna: abitata da gente presa dai fatti propri, arretrati, un po’ sfigati ed un po’ zulù. A pensarci oggi quindi condivido la sua osservazione (e non condivido il signor Mario nei commenti precedenti) e l’invito a non fornire schematizzazioni fuorvianti, perchè nei bambini è normale che non rimangano tutte le nozioni studiate alle elementari, ma è molto probabile che rimanga loro un riassunto (che possiamo paragonare alla sensazione) in maniera stabile, qualora per svariati motivi non vi sia occasione/interesse a sovrascrivere in seguito le nozioni fissate.
    Quindì, sì, che si scrivano con maggior senso di responsabilità e lungimiranza (e scevri di tendenziosità!) soprattutto i testi rivolti ai piccoli.
    Grazie per lo spunto di riflessione, Omar, e buon lavoro.

  22.    S on 8 Giugno 2013 10:24

    Oh, perdinci, dimenticavo, Omar: credo che sarebbe favoloso incentivare l’autocoscienza sarda intesa come italiani della Sardegna, e non come Sardi attualmente italiani.
    Mi scusi il doppio post, se crede sintetizzi lei.

  23.    Omar Onnis on 8 Giugno 2013 18:26

    Per esortare a incentivare la coscienza (falsa) dei sardi come italiani di Sardegna (cosa storicamente infondata) questo non è l’indirizzo giusto. Mi dispiace.
    Comunque per me “meridionale” (nel senso di italiano del sud) non ha alcuna accezione negativa. Anzi! Mi dà sempre molto fastidio quando qualche italiano del nord, credendo di farmi piacere, mi dice: “ah, ma voi sardi siete diversi, non siete mica terroni”. Non sempre riesco a mantenere l’aplomb e a lasciar correre. Il razzismo non mi piace in alcuna forma e da chiunque provenga.

  24.    Luigi on 5 Maggio 2014 14:50

    "Ogni pensiero indipendentista mi pare altamente anacronistico, oramai sono piú di 150 anni che facciamo parte dell’Italia, siamo nati con lei….." (Mario Frau)
    Siamo nati con lei (l’Italia)?
    L’Italia in quanto Stato è nato 150 anni fa, mentre la Sardegna in quanto Nazione la possiamo a larghe spanne datare a 20.000 anni fa, e come entità Stato, diciamo 1000 anni fa.
    L’Italia stessa è nata da una costola del Regno di Sardegna (ahimè).
    Ad ogni modo il tuo è un pensiero largamente diffuso, sia tra i "continentali", sia tra i sardi. Forse è questo il migliore risultato dello scrivere la Storia alla maniera del "testicolo" in questione.

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